ETF sempre più popolari

Guida agli investimenti

Gli Exchange-Traded Fund (ETF), che fin dalla loro introduzione nel 1993 hanno progressivamente accresciuto la loro popolarità tra gli investitori non smettono tutt’ora di crescere di anno in anno per quanto riguarda il numero di ETF portati in negoziazione, le masse in gestione e i volumi degli scambi.

Gli ETF vengono scambiati come azioni, ma offrono al contempo i vantaggi di diversificazione dei fondi comuni di investimento, essendo essenzialmente un paniere di titoli che cerca di fornire esposizione a un segmento di mercato, ma a differenza dei fondi comuni di investimento può essere acquistato e venduto in un'unica operazione in Borsa durante la seduta, proprio come le azioni. Oggi, gli ETF sono diventati elementi fondamentali nelle scelte di allocazione degli investitori e la loro crescente popolarità ha fornito anche una notevole liquidità agli ETF più scambiati, rendendoli potenti strumenti di trading anche in periodi di volatilità del mercato.

Donna che analizza dati dei mercati finanziari dal tablet con accanto un computer. Donna che analizza dati dei mercati finanziari dal tablet con accanto un computer.

Cosa sono gli ETF

Gli ETF, secondo la definizione che dà la Banca d’Italia1, sono fondi comuni di investimento negoziati in Borsa come una singola azione e che quindi possono essere acquistati e venduti in tempo reale sui mercati regolamentati, al pari delle azioni.

Gli ETF rientrano nella categoria più grande dei fondi, che possono essere a gestione attiva, ovvero il gestore cerca con la propria abilità di ottenere rendimenti più elevati di quelli di un indice di riferimento (anche detto benchmark) con l'obiettivo di "battere il mercato", o a gestione passiva, dove il gestore ha il compito di garantire che l'investimento rispecchi la composizione dell'indice di riferimento.

Di solito, gli ETF, appartengono a questa seconda categoria, replicano in maniera passiva l'andamento di un indice di mercato (ad esempio, un indice azionario) e consentono di diversificare i propri investimenti anche per somme contenute.

Volendo fare un esempio, si può immagine che un investitore voglia essere esposto al mercato azionario italiano. La più facile approssimazione per ottenere ciò è investire nel FTSE MIB, l’indice composto dalle 40 maggiori e più liquide società italiane. Invece di comprare singolarmente ogni singolo titolo del paniere, dovendo stare attenti ai pesi dei vari titoli, l’investitore può decidere di acquistare un ETF sul FTSE MIB: in questo modo lo strumento da acquistare è soltanto uno e non 40, e quell’ETF replicherà l’andamento del FTSE MIB con la massima accuratezza possibile, anche considerando le periodiche modifiche al paniere sottostante.

Gli ETF permettono di investire in veramente tante asset class, settori e temi. Gli ETF azionari forniscono esposizione a mercati azionari di tutto il mondo, dai maggiori indici globali ai mercati specifici di un paese, gli ETF obbligazionari spaziano dai titoli di stato alle obbligazioni aziendali ad alto rendimento, gli ETF sulle materie prime investono in risorse naturali come oro, petrolio o commodities agricole, gli ETF valutari permettono di esporsi sul mercato forex. Inoltre, gli ETF possono concentrarsi su aree specifiche dell'economia (come le banche, la tecnologia, l'energia o la sanità) oppure seguire temi d’investimento innovativi come può essere l’intelligenza artificiale.

 

Attenzione ai dettagli

Nonostante la facilità con cui gli ETF possano essere acquistati in Borsa, come per ogni prodotto finanziario è importante leggere bene il documento sintetico in cui vengono descritte le principali caratteristiche dello strumento, oltre che familiarizzare con le svariate sotto-categorie di ETF presenti sul mercato.

Molte delle caratteristiche sono già intuibili dallo stesso nome dello strumento. Se ad esempio c'è scritto "ACC", significa che si tratta di un ETF ad accumulazione, mentre se c'è scritto "DIST", significa che si tratta di un ETF a distribuzione. In un ETF ad accumulazione i dividendi distribuiti dalle partecipazioni sottostanti vengono reinvestiti dal gestore del fondo senza spese aggiuntive (con il valore dell'ETF che aumenta), mentre in un ETF a distribuzione i dividendi vengono pagati agli investitori che scelgono liberamento come utilizzare il denaro ricevuto.

Se si usa una specializzazione in base alla regione geografica, è possibile trovare il prefisso “ex-” nel nome del fondo per indicare un’esclusione: per esempio, “Pacific ex-Japan” indica tutto il Pacifico eccetto il Giappone.

Occorre inoltre fare attenzione al rischio di cambio, controllando la valuta di denominazione, ovvero la valuta dei titoli, e la valuta di scambio, ovvero la valuta con la quale l’ETF viene negoziato su una particolare piazza. Ci sono comunque un buon numero di ETF esenti dal rischio di cambio perché l’emittente attua costantemente una copertura finanziaria di tale rischio.

Esistono poi degli ETF, detti strutturati, da approcciare con cautela perché puntano a perseguire rendimenti che non sono solo in funzione dell’andamento del mercato a cui fanno riferimento, ma che possono essere volte a: partecipare in maniera più che proporzionale all’andamento di un indice (ETF a leva); partecipare inversamente ai movimenti dei mercati di riferimento (ETF short con o senza leva).

Stanno, negli ultimi anni, guadagnano in popolarità gli ETF a gestione attiva, in cui il portafoglio di titoli viene scelto da un gestore che non si limita a seguire un indice basato su regole già predeterminate, ma cerca di sovraperformare il benchmark.

 

La crescita degli ETF nel tempo

Gli asset in gestione (AUM) degli ETF globali, sono passati da meno di 800 miliardi di dollari nel 2007a quasi 20.000 miliardi di dollari alla fine del 20253, con una crescita notevole anche del numero di ETF: nel 2025 l’industria contava 15.807 prodotti ETF3 a livello globale. Un sacco di strada è stata quindi fatta da quando nel 1993 venne lanciato ufficialmente il primo ETF sull’AMEX (American Stock Exchange) di New York, che replicava l’indice S&P500.

Anche in Europa però gli ETF sono cresciuti molto: nel 2025 gli ETF negoziati in Europa hanno raggiunto quota 3.500. L'AUM degli ETF europei ha inoltre raggiunto circa 3 trilioni di dollari4.

In Italia il mercato degli ETF è nato nel settembre 2002, con la quotazione dei primi tre strumenti. Oggi ETFPlus, il mercato di Borsa Italiana ad essi dedicato e che accoglie anche la negoziazione degli ETC (Exchange traded commodities) conta centinaia di strumenti quotati.

 

I pro e i contro degli ETF

Il primo vantaggio degli ETF è che consentono facilmente di ottenere una diversificazione negli investimenti (con l’associata riduzione del rischio), offrendo esposizione a molti titoli di una particolare asset class, settore, categoria di investimento, area geografica, etc. Replicare tale esposizione acquistando azioni o strumenti singoli sarebbe molto meno agile in termini di tempo, ricerca e costi. Inoltre, per alcune materie prime come l’oro, gli ETF rendono accessibile gli acquisti anche agli investitori meno sofisticati, che altrimenti sarebbe esclusi dall’acquisto di molti asset.

Operativamente, grazie alla negoziazione in tempo reale in Borsa, gli ETF possono essere acquistati e venduti come se fossero delle azioni tramite la propria banca o il proprio broker. Inoltre, replicando l’andamento di asset o indici noti, consentono agli investitori di essere maggiormente consapevoli del profilo rischio/rendimento del proprio investimento nonché del portafoglio titoli a cui sono esposti.

Inoltre, la politica di gestione passiva e la quotazione in Borsa consentono agli ETF di abbattere i costi tipici della gestione attiva (team di gestori e analisti) e quelli legati alla distribuzione.

Tra gli aspetti negativi da considerare c’è il fatto che per alcuni settori o azioni estere, gli investitori in ETF potrebbero essere limitati ad azioni a grande capitalizzazione a causa di un gruppo ristretto di azioni nell'indice di mercato, non potendo quindi conseguire una esposizione a società a media e piccola capitalizzazione.

Il fatto che gli ETF siano quotati continuativamente in Borsa potrebbe anche indurre gli investitori a vendere o acquistare gli strumenti in periodi di forte volatilità o di crolli di mercato, anche se magari il loro orizzonte di investimento è a lungo termine, facendosi prendere dall’emotività.

 

 

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