Economia circolare, i benefici del nuovo paradigma produttivo

Guida alla finanza e all’economia sostenibile

Da rete da pesca ad abito da sera, da scarto alimentare ad energia, da bottiglia di plastica a scarpa da corsa, da computer a gioiello. Le possibilità di trasformazione degli oggetti che usiamo sono molteplici se si ha la capacità di osservarli nel modo giusto e progettarli in maniera efficiente. Ed è proprio quello che fa l’economia circolare che, cambiando il paradigma produttivo lineare “materie prime-produzione-consumo-rifiuti”, propone un sistema in cui i beni giunti a fine vita, perché non più utili o perché in parte consumati, diventano input per un altro ciclo di produzione.

Un approccio, quindi, che massimizza il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse, perché spinge a utilizzarli il più a lungo possibile, e minimizza o elimina i rifiuti e/o gli scarti, perché li re-inserisce in nuovi processi produttivi. 

Prato verde con edifici di sfondo. Prato verde con edifici di sfondo.

Una visione differente, dunque, rispetto a quella su cui si è basata l’economia classica, ma che individua una strada per il futuro dal momento che molte risorse naturali sono limitate, il tasso a cui le abbiamo consumate e le stiamo consumando è più veloce rispetto alla capacità di tali risorse di rigenerarsi e, infine, la produzione di scarti genera inquinamento nocivo per gli esseri viventi e rifiuti sempre più difficili da smaltire.

E infatti, secondo quanto stimato dalla Fondazione Ellen MacArthur, ente che sviluppa e promuove l’economia circolare dagli anni Ottanta, nel documento Financing the circular economy - Capturing the opportunity, se si adottasse il modello dell’economia circolare nei cinque settori dell’acciaio, dell’alluminio, del cemento, della plastica e dell’alimentare, le emissioni annuali di gas serra diminuirebbero di 9,3 miliardi di tonnellate di CO2eq nel 20501. Da questo punto di vista, “l'economia circolare può dunque svolgere un ruolo importante anche nella gestione dei rischi legati al clima”, sottolinea la Fondazione.

Non a caso, anche in Italia il PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) ha messo a disposizione, all’interno della missione 2, Rivoluzione verde e Transizione ecologica, 2,1 miliardi per “migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare”. 

 

I benefici dell’economia circolare

L’economia circolare mette in atto strategie che allungano la vita e l’utilizzo delle materie prime, dei prodotti, dei differenti componenti e dei rifiuti. La sua implementazione può in primo luogo contribuire a ridurre le emissioni di gas serra, in particolar modo quelle legate al consumo energetico e alle pratiche agricole. Infatti, riusare e/o reimmettere nei cicli produttivi beni e materiali, invece di produrne di nuovi, può contribuire a ridurre la domanda di energia (ancora dipendente dai combustibili fossili), mentre l'adozione di principi circolari in agricoltura consente di sequestrare il carbonio nel suolo. Inoltre, migliora la biodiversità riducendo la necessità di estrarre risorse e dando così la possibilità ai terreni di rigenerarsi.

Oltre che sul fronte ambientale, poi, l’adozione del modello circolare ha impatti positivi anche su quello sociale e, secondo quanto stimato dalla Fondazione Ellen MacArthur, potrebbe creare oltre mezzo milione di posti di lavoro entro il 2030 nella sola Gran Bretagna1. Posti di lavoro in più che invece, per il piano d’azione dell’UE, potrebbero essere pari a 700.000 entro il 2030 in Europa2. Questo perché l’economia circolare permette di creare nuovi business e/o segmenti produttivi dal momento che si basa su una modalità differente di guardare i materiali e il design dei prodotti e degli scarti. Una visione diversa che inizia già nella fase di progettazione di un bene in cui è necessario prevedere che le differenti componenti possano essere poi riutilizzate e recuperate in futuro e, al contempo, gli eventuali scarti essere una risorsa da utilizzare come input iniziale di un nuovo ciclo produttivo.

Un esempio dei benefici, anche economici, del modello circolare è dato da alcune stime del Parlamento Europeo sul ricondizionamento dei veicoli commerciali leggeri. Secondo l’istituzione, infatti, se questi fossero ricondizionati si potrebbe risparmiare materiale per 6,4 miliardi di euro all’anno (circa il 15% della spesa per materiali) e 140 milioni di euro in costi energetici, con una riduzione delle emissioni di gas serra pari a 6,3 milioni di tonnellate.

 

Moda e alimentare: ridurre gli sprechi con l’economia circolare

I benefici di un approccio circolare sono particolarmente tangibili guardando anche ai numeri dei comparti moda e alimentare.

Solo in Europa, per esempio, secondo quanto stimato dalla Commissione Europea un cittadino europeo getta in media circa 12kg di prodotti tessili all’anno3, mentre a livello globale, all’incirca un camion carico di vestiti viene portato in discarica o incenerito ogni secondo. Un vero spreco di risorse se si pensa che le fibre di cui sono fatti i capi potrebbero essere riciclate e riutilizzate per dare vita a nuovi tessuti e rientrare nel ciclo produttivo dell’industria tessile, risparmiando sulle materie prime e garantendo una riduzione dei costi per le aziende.

Per quanto riguarda invece il comparto alimentare, stime dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) suggeriscono che circa tra l’8% e il 10% delle emissioni di gas serra sono associate al cibo buttato e non consumato (“food waste”)4. Utilizzando questi scarti nelle bioraffinerie, sarebbe invece possibile produrre biocombustibile, come il biometano, con cui generare energia.

 

Uno stimolo all’innovazione

Alla base del modello dell’economia circolare vi è dunque un nuovo approccio che, però, richiede innovazione per poter essere abilitato. In primo luogo, quella tecnologica, necessaria per creare sinergie industriali e i legami tra “la fine e l’inizio” di differenti cicli produttivi oltre che per progettare nuove soluzioni per i materiali. Ma anche legislativa, essenziale per facilitare e permettere che quelli che ad oggi sono considerati rifiuti possano essere considerati, e dunque usati, come nuove materie prime.

Infine, è necessario modificare le abitudini e i comportamenti dei consumatori e degli addetti ai lavori visto che il modello dell’economia circolare propone un sistema e uno stile di consumo e produzione diverso da quello a cui le persone sono abituate, le quali dovrebbero dunque essere educate.

 

L’interesse degli investitori

Da una recente indagine di Morgan Stanley Sustainable Signals Understanding Individual Investors’ Interests and Priorities5, che ha coinvolto 1.765 investitori individuali di Stati Uniti, Europa e Giappone, è emerso che l’88% è interessato agli investimenti sostenibili e che il 59% prevede di aumentare l’allocazione a investimenti sostenibili nel 2026.

L’importanza dell’implementazione di un modello circolare, che, come detto, permette di massimizzare l’uso delle risorse, riducendo al contempo i problemi di fornitura di materie prime e dei costi, deriva dal fatto che le risorse della Terra sono per lo più finite. E quindi quanto più queste saranno consumate, tendendo quindi a esaurirsi, tanto più potrebbero aumentare i prezzi. Di questo gli investitori sembrano essere sempre più consci, e, sempre secondo Morgan Stanley, più di tre quarti ritiene che le aziende dovrebbe porre attenzione alle questioni ambientali.

 

 

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