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LUGLIO 2026

Identikit di Peter Thiel, l’uomo che ha riscritto la mappa del potere della Silicon Valley e ridefinito la cultura delle start-up

A cura di: Fabrizio Pozzi - Analista senior, team Gestione prodotti azionari e obbligazionari

"È da studente di Stanford che Peter Thiel getta le fondamenta di un potere nuovo, basato su reti, influenza culturale e capitale strategico più che sulla visibilità pubblica. Cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo, dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza fino agli scenari predittivi di guerra" (L. Ciarrocca, Wall Street Italia). Questa, in sintesi, la cornice che definisce il “personaggio Thiel”, figura complessa e molto influente della vita socioeconomica americana.

Team di lavoro in sala conferenze per focus settimanale su tematiche finanziarie. Team di lavoro in sala conferenze per focus settimanale su tematiche finanziarie.

Posto che non è questa la sede per indugiare sui temi più specificamente mediatico-gossippari che dipingono il fondatore di Palantir come un “ideologo della teologia politica” (il fattore teologico come arma di convincimento), ciò che prioritariamente interessa è come Thiel sia riuscito a plasmare la nuova mappa del potere nella Silicon Valley ponendosi, nel contempo, quale artefice di una nuova cultura delle start-up, scardinando convinzioni granitiche molto ben radicate nella California dell’Hi-Tech. Ciò premesso, l’origine del “Thiel-pensiero” parte da lontano e ha a che fare con una mentalità fortemente scientifico-razionale che si implementa alla perfezione con un approccio tipicamente da visionario: e, in tale ottica, la logica degli scacchi e i contenuti del “Signore degli Anelli” di Tolkien lo accompagneranno sempre, anche nelle avventure imprenditoriali più rischiose ed azzardate. La scacchiera per Thiel rappresenta sempre il punto di partenza, condividendo in toto la tesi del leggendario campione Bobby Fischer, secondo cui gli scacchi sono “guerra sulla scacchiera, arena in cui contano analisi, calcolo e un’agonistica severa che distingue chi gioca da chi vince”: la lezione di vita che ne discende è che “prevale sempre chi vede quattro o cinque mosse avanti” e, esattamente come negli scacchi, Thiel impara a costruire posizioni strategiche, piazzare i suoi pezzi in settori chiave e ottenere un vantaggio da difendere nel lungo periodo.

Quanto poi all’influenza di Tolkien, che legge e rilegge quasi fino all’ossessione, quel mondo diventa una lente con cui guardare la realtà: è da lì che prenderà i nomi delle sue aziende, Palantir, Valar, Mithril e da lì trarrà l’idea secondo cui “la segretezza può diventare un vantaggio competitivo” (Palantir, in particolare, fa riferimento ai palantiri, pietre veggenti che permettono di vedere eventi lontani, ma che se usate senza la giusta disciplina possono essere manipolate dal nemico per mostrare una realtà distorta, metafora perfetta per l’azienda che oggi è sinonimo di sorveglianza e controllo).

Nel 1998, con la fondazione di Paypal, comincia l’ascesa inarrestabile, dal nadir allo zenit, di Thiel il quale, pur condividendo la creazione della società con Elon Musk (già più noto a livello mediatico, dopo aver fondato Zip2, la sua prima società, poi venduta per 22 milioni di dollari), si assicura, anche con manovre non propriamente ortodosse, il controllo gestionale della società medesima in qualità di Ceo (pur risultando il fondatore di Tesla il principale azionista con una quota del 12%): ma soprattutto intuisce come fornire in esclusiva lo strumento di pagamento (appunto la piattaforma PayPal) a eBay sia la mossa (da scacchista) vincente in ragione della diffusione e del volume di affari del sito di vendite e aste online. Da lì in poi sarà tutta un’escalation a livello di successi personali: vendita di PayPal a Ebay e incasso di 55 milioni di dollari, prima pietra miliare su cui costruire la piramide del proprio impero. Non solo, ma nel momento stesso in cui tutto il gruppo di Thiel passa all’incasso (e Musk, in virtù della sua partecipazione, intasca 180 milioni di dollari che serviranno da primo tassello finanziario per la creazione di Tesla e SpaceX), si crea una nuova élite nella Silicon Valley destinata a lasciare il segno per decenni: Reid Hoffman lancia Linkedin, Levchin fonda Affirm, piattaforma del “compra ora, paga dopo” e, mentre tre ingegneri del “Thiel group” fondano You Tube, Roelof Botha diventa l’uomo di punta di Sequoia Capital, la società più potente di venture capital con sede a Menlo Park. A questo punto, nel 2003, maturano le condizioni per la nascita di Palantir Technologies, la più potente creatura di Thiel, dove Gen.AI è il “cervello” che processa informazioni a velocità sovrumana; in pratica, può caricare migliaia di rapporti di intelligence, video di webcam e droni, email o manuali tecnici e sintetizza minacce emergenti identificando pattern in breve tempo. Palantir, quindi, rappresenta il “sistema nervoso”, il cuore del vero potere, che non sta più nel pensare ma nel passaggio dall’intelligenza all’esecuzione: ingerisce dati da satelliti, radar, sensori termici e droni e li fonde in un’unica mappa capace di identificare automaticamente i bersagli, oltreché gli eventuali nemici e le risorse di cui dispongono. Il tutto, ovviamente, ben visibile su un unico schermo che chiude la “kill chain” velocemente, ovvero collega sensori, date, catene di comando e logistica fino ad attivare l’intervento.

Il messaggio di fondo di Thiel è dunque semplice e sicuramente molto attuale: la società, intesa come collettività, sarà sempre più gestita dall’intelligenza artificiale e in una logica in cui si riconosce il primato degli algoritmi, anche in ottica predittiva, la politica in senso stretto non avrebbe più un ruolo primigenio di tipo decisionale ma assumerebbe sempre più il significato di mero supporto esecutivo.

Le successive operazioni su Facebook nel 2004 (è Thiel a fornire il primo capitale a Mark Zuckerberg per fondare Facebook) e su Airbnb nel 2012 (è sempre Thiel a finanziare l’idea di Brian Chesky) completano la trasformazione del Ceo di Palantir da investitore a regista dell’ecosistema digitale: con Airbnb, Thiel ha la conferma che i comportamenti di massa, una volta innescati, si sviluppano indipendentemente dalle leggi vigenti, mentre con Facebook si rende definitivamente conto che dirigere il flusso delle informazioni con algoritmi e post volontari di milioni di utenti orienta l’opinione pubblica più di un comizio. Ecco che, allora, sulla base dell’esperienza acquisita come imprenditore e investitore, e sempre con l’approccio dello scacchista che agisce con un’ottica di lungo periodo quando imposta le singole mosse, nel 2014 pubblica il best seller “Da zero a uno”, un testo apparentemente asettico e accademico che ben presto viene recepito come “un vero manuale d’attacco per chiunque si cimenti con l’idea di fondare una nuova impresa”. La tesi centrale del libro si identifica proprio in primis con la necessità di abbandonare la competizione, il concetto chiave del capitalismo americano, che Thiel considera una battaglia inutile, dove tutti finiscono per perdere soldi; l’obiettivo vero deve essere “la costruzione di monopoli attraverso l’invenzione, il che permette di occupare uno spazio di mercato che prima, semplicemente, non c’era”. In pratica, da quanto si evince dal libro, il messaggio per chi vuole avviare una start-up è chiaro: o ti metti in coda in un mercato affollato, dove devi lottare per restare a galla, oppure inventi una categoria tutta tua, dove chi comanda è uno solo.

Il Thiel-approach, in sostanza, prevede che un’impresa, per avere successo, debba disporre di una tecnologia palesemente superiore alla concorrenza, debba partire da una nicchia di mercato abbastanza piccola da poter essere dominata subito ma, soprattutto, “la nuova azienda deve basarsi su un’intuizione fondamentale che la massa ancora non vede o di cui ignora l’esistenza”: queste regole, in sintesi, hanno definito gli standard con cui un’intera generazione di fondatori ha poi misurato le proprie ambizioni, la guida essenziale degli startupper.

In più, c’è un altro chiodo fisso di Thiel, che costituisce un autentico caposaldo dei corsi di gestione aziendale, ossia la distribuzione: perché una qualsivoglia invenzione che non sia in grado di arrivare al mercato è inutile e la vera sfida sta nel costruire la strada per portare il prodotto ai clienti finali, i consumatori. In tal senso, i numeri rivestono sempre un’importanza prioritaria: quanto costa acquisire un cliente? Quanto si guadagna? A quanto si vende? Tutti quesiti semplici, ma che funzionano perché è tanto importante disporre di una strategia geniale, quanto (o forse più) saperla vendere e, in questo, Thiel punta l’indice contro la cultura storica delle start-up che confonde il marketing aggressivo con l’innovazione e smonta la tipica illusione del “prendere l’1% di un intero mercato”. La sua strategia è l’esatto opposto: bisogna identificare una nicchia di mercato minuscola e dominarla in modo assoluto, ossia costruire un mercato nuovo dove la rete proprietaria (tecnologica, di utenti, di dati) sia insostituibile.

Il libro di Thiel, in ultima istanza, nato come un testo provocatorio, è stato addomesticato dal mondo accademico e trasformato in un manuale di MBA di marketing avanzato; le università, in pratica, hanno ripulito i contenuti dell’ideologismo thieliano in senso stretto, recependo l’insegnamento di fondo, secondo cui “l’obiettivo non deve essere solo quello di essere i primi, ma di essere anche gli ultimi a dominare un certo mercato”: e pure in questa circostanza Thiel continua a ragionare come un giocatore di scacchi, dato che “le aperture possono essere brillanti, ma la partita si vince solo nel finale”. E certamente Musk e Zuckerberg non potrebbero essere più d’accordo: il primo ha sentenziato che “il manuale di Thiel spiega come costruire aziende rivoluzionarie”, mentre il secondo ha riconosciuto che “il libro offre idee nuove e rinfrescanti su come creare valore nel mondo”. Ma forse il commento più lusinghiero è arrivato da Marc Andreessen, leggendario venture capitalist delle colline californiane e fondatore di Netscape, poiché la sua raccomandazione suona quasi come un ordine: “‘Da zero a uno’ è il primo libro che qualsiasi imprenditore attivo deve leggere, punto!”.

Con un’ultima precisazione: forse in Europa il libro di Thiel non ha avuto la stessa eco e la stessa fortuna riscontrata negli Stati Uniti, ma certo è che la comunità finanziaria del Vecchio Continente tende ad apprezzare fortemente il core business di Palantir, se è vero che nel solo primo trimestre del 2026 alcuni tra i principali istituti bancari europei sono arrivati a far affluire quasi 30 miliardi di dollari nel titolo quotato al Nasdaq, con la sola banca centrale norvegese esposta con un pacchetto azionario di oltre 5 miliardi. Alla fine, dunque, se vale il vecchio adagio per cui “business is business”, alla comunità finanziaria certo non sfugge come Palantir continui ad incrementare i ricavi grazie al sostegno delle commesse USA, senza contare che ha da poco siglato un accordo da 300 milioni di dollari con il Dipartimento dell’Agricoltura USA per modernizzare i servizi agli agricoltori: per non dire poi che, attraverso la startup Panthalassa, la società di Thiel sviluppa data center galleggianti alimentati dall’energia delle onde e, inutile dirlo, si tratta di un business già ampiamente vincente che vale già ora oltre un miliardo di dollari (e le stime sono ovviamente a salire).

 

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