Le successive operazioni su Facebook nel 2004 (è Thiel a fornire il primo capitale a Mark Zuckerberg per fondare Facebook) e su Airbnb nel 2012 (è sempre Thiel a finanziare l’idea di Brian Chesky) completano la trasformazione del Ceo di Palantir da investitore a regista dell’ecosistema digitale: con Airbnb, Thiel ha la conferma che i comportamenti di massa, una volta innescati, si sviluppano indipendentemente dalle leggi vigenti, mentre con Facebook si rende definitivamente conto che dirigere il flusso delle informazioni con algoritmi e post volontari di milioni di utenti orienta l’opinione pubblica più di un comizio. Ecco che, allora, sulla base dell’esperienza acquisita come imprenditore e investitore, e sempre con l’approccio dello scacchista che agisce con un’ottica di lungo periodo quando imposta le singole mosse, nel 2014 pubblica il best seller “Da zero a uno”, un testo apparentemente asettico e accademico che ben presto viene recepito come “un vero manuale d’attacco per chiunque si cimenti con l’idea di fondare una nuova impresa”. La tesi centrale del libro si identifica proprio in primis con la necessità di abbandonare la competizione, il concetto chiave del capitalismo americano, che Thiel considera una battaglia inutile, dove tutti finiscono per perdere soldi; l’obiettivo vero deve essere “la costruzione di monopoli attraverso l’invenzione, il che permette di occupare uno spazio di mercato che prima, semplicemente, non c’era”. In pratica, da quanto si evince dal libro, il messaggio per chi vuole avviare una start-up è chiaro: o ti metti in coda in un mercato affollato, dove devi lottare per restare a galla, oppure inventi una categoria tutta tua, dove chi comanda è uno solo.
Il Thiel-approach, in sostanza, prevede che un’impresa, per avere successo, debba disporre di una tecnologia palesemente superiore alla concorrenza, debba partire da una nicchia di mercato abbastanza piccola da poter essere dominata subito ma, soprattutto, “la nuova azienda deve basarsi su un’intuizione fondamentale che la massa ancora non vede o di cui ignora l’esistenza”: queste regole, in sintesi, hanno definito gli standard con cui un’intera generazione di fondatori ha poi misurato le proprie ambizioni, la guida essenziale degli startupper.
In più, c’è un altro chiodo fisso di Thiel, che costituisce un autentico caposaldo dei corsi di gestione aziendale, ossia la distribuzione: perché una qualsivoglia invenzione che non sia in grado di arrivare al mercato è inutile e la vera sfida sta nel costruire la strada per portare il prodotto ai clienti finali, i consumatori. In tal senso, i numeri rivestono sempre un’importanza prioritaria: quanto costa acquisire un cliente? Quanto si guadagna? A quanto si vende? Tutti quesiti semplici, ma che funzionano perché è tanto importante disporre di una strategia geniale, quanto (o forse più) saperla vendere e, in questo, Thiel punta l’indice contro la cultura storica delle start-up che confonde il marketing aggressivo con l’innovazione e smonta la tipica illusione del “prendere l’1% di un intero mercato”. La sua strategia è l’esatto opposto: bisogna identificare una nicchia di mercato minuscola e dominarla in modo assoluto, ossia costruire un mercato nuovo dove la rete proprietaria (tecnologica, di utenti, di dati) sia insostituibile.
Il libro di Thiel, in ultima istanza, nato come un testo provocatorio, è stato addomesticato dal mondo accademico e trasformato in un manuale di MBA di marketing avanzato; le università, in pratica, hanno ripulito i contenuti dell’ideologismo thieliano in senso stretto, recependo l’insegnamento di fondo, secondo cui “l’obiettivo non deve essere solo quello di essere i primi, ma di essere anche gli ultimi a dominare un certo mercato”: e pure in questa circostanza Thiel continua a ragionare come un giocatore di scacchi, dato che “le aperture possono essere brillanti, ma la partita si vince solo nel finale”. E certamente Musk e Zuckerberg non potrebbero essere più d’accordo: il primo ha sentenziato che “il manuale di Thiel spiega come costruire aziende rivoluzionarie”, mentre il secondo ha riconosciuto che “il libro offre idee nuove e rinfrescanti su come creare valore nel mondo”. Ma forse il commento più lusinghiero è arrivato da Marc Andreessen, leggendario venture capitalist delle colline californiane e fondatore di Netscape, poiché la sua raccomandazione suona quasi come un ordine: “‘Da zero a uno’ è il primo libro che qualsiasi imprenditore attivo deve leggere, punto!”.
Con un’ultima precisazione: forse in Europa il libro di Thiel non ha avuto la stessa eco e la stessa fortuna riscontrata negli Stati Uniti, ma certo è che la comunità finanziaria del Vecchio Continente tende ad apprezzare fortemente il core business di Palantir, se è vero che nel solo primo trimestre del 2026 alcuni tra i principali istituti bancari europei sono arrivati a far affluire quasi 30 miliardi di dollari nel titolo quotato al Nasdaq, con la sola banca centrale norvegese esposta con un pacchetto azionario di oltre 5 miliardi. Alla fine, dunque, se vale il vecchio adagio per cui “business is business”, alla comunità finanziaria certo non sfugge come Palantir continui ad incrementare i ricavi grazie al sostegno delle commesse USA, senza contare che ha da poco siglato un accordo da 300 milioni di dollari con il Dipartimento dell’Agricoltura USA per modernizzare i servizi agli agricoltori: per non dire poi che, attraverso la startup Panthalassa, la società di Thiel sviluppa data center galleggianti alimentati dall’energia delle onde e, inutile dirlo, si tratta di un business già ampiamente vincente che vale già ora oltre un miliardo di dollari (e le stime sono ovviamente a salire).