In secondo luogo, Kevin Warsh, al suo primo FOMC da Presidente della Fed, ha subito mostrato di essere intenzionato a procedere nel suo programma di “cambio di regime” alla banca centrale, come evidenziato, da un lato, dal rifiuto di fornire qualsiasi tipo di “forward guidance” ai mercati riguardo alle prossime scelte della Fed (come invece era diventato abituale nei precedenti mandati di Bernanke, Yellen e Powell) e, d’altro lato, dalla decisione di avviare immediatamente una serie di task force che potrebbero modificare in maniera significativa il modo di operare della Fed lungo diverse direzioni. In altri termini, l’esordio di Warsh alla guida della Fed non è stato certamente all’insegna della cautela come ci si poteva invece attendere. Il rifiuto di fornire indicazioni sulle mosse della Fed (evidente, ad esempio, nella nuova impostazione del comunicato stampa) e sulla stessa funzione di reazione della banca centrale, associato alla svolta inattesa in senso decisamente hawkish del FOMC si è, comprensibilmente, riflesso in una significativa riconsiderazione al rialzo della traiettoria dei tassi attesa dai mercati nel corso dei prossimi mesi, con un rialzo ora scontato con una probabilità ampiamente sopra il 50% già nella riunione di settembre.
Nella riunione di marzo, l’ultima in cui erano state fornite le proiezioni a frequenza trimestrale del FOMC, nessuno dei 19 membri del FOMV aveva prospettato un rialzo dei tassi nel resto del 2026 e la divisione era semmai tra chi intendeva mantenere i tassi invariati e coloro che propendevano per uno o più tagli. La situazione è però completamente cambiata, in quanto il FOMC è ora esattamente diviso a metà tra i 9 esponenti a favore di tassi più elevati e i 9 contrari a rialzi (8 favorevoli a tassi invariati e uno favorevole ad un taglio). Come già notato, il Presidente Warsh ha invece preferito non fornire nessuna indicazione, alla luce della sua avversione alla forward guidance e, nello specifico alle proiezioni del FOMC (non si è trattato di una decisione a sorpresa, anche se non era del tutto scontata). Prima della riunione l’attesa di Fideuram era che 5 membri del FOMC si sarebbero pronunciati a favore di rialzi nel resto del 2026 e le stime degli analisti al riguardo non erano certamente più aggressive di quelle di Fideuram. L’esito è stato pertanto decisamente diverso dalle attese e, in aggiunta, si può notare che tra gli esponenti favorevoli ad alzare i tassi la maggioranza (5 su 9) hanno indicato non uno ma due rialzi nel corso dei prossimi mesi (e un membro risulta addirittura favorevole a tre rialzi di 25 pb). Il profilo dei tassi attesi del FOMC, pur risultando in calo sia nel 2027 sia nel 2028, rimane a fine periodo (al 3.4%) lievemente più elevato di quanto prospettato a marzo.
Questo spostamento del FOMC è avvenuto pur in assenza di sorprese particolarmente aggressive rispetto alle attese nelle stime riguardo alle principali variabili economiche (in primis l’inflazione). Rispetto alle proiezioni di marzo, quando il FOMC non aveva ancora incorporato in misura rilevante l’impatto della guerra in Medio Oriente, la crescita del PIL è stata rivista al ribasso di due decimali nel 2026 (dal 2.4% al 2.2%, il dato si riferisce alla crescita a/a nell’ultimo trimestre dell’anno, ed è più elevato delle stime di consenso di Bloomberg, ma inferiore a quelle di Fideuram), è rimasta invariata al 2.3% nel 2027 ed è stata rivista al rialzo dello 0.1% nel 2028. Il profilo del tasso di disoccupazione è stato rivisto al ribasso di un decimale nel 2026 al 4.3% ed è rimasto invariato nel 2027 e nel 2028. L’inflazione totale è stata rivista decisamente al rialzo (dal 2.7% al 3.6%, anche in questo caso il dato si riferisce all’ultimo trimestre dell’anno) per quest’anno e risulta lievemente superiore alle attese di consenso e di Fideuram. L’inflazione totale nel 2027 è stata però rivista al rialzo solo di un decimale al 2.3%. L’inflazione core (ovvero al netto di alimentari e energia) è stata rivista dal 2.7% al 3.3% nel 2026, anche in questo caso lievemente sopra le attese di consenso e di Fideuram. L’inflazione core è poi prevista scendere al 2.5% a fine 2027 contro il 2.2% delle proiezioni di marzo della Fed (la stima di consenso e di Fideuram è invece più bassa di due decimali).
Il nuovo approccio alla conduzione della politica monetaria voluto dal Presidente Warsh è risultato evidente già dal comunicato stampa emesso alla fine della riunione, che è stato decisamente abbreviato e non contiene più nessun tipo di indicazione sulle prossime mosse della Fed (la famosa “forward guidance” cui i mercati erano stati generalmente abituati dai tempi del Presidente Bernanke), né alcun riferimento alla valutazione dei rischi sullo scenario. In questa forma così scarna il nuovo comunicato non appare, in effetti, particolarmente informativo. Nel corso della conferenza stampa Warsh, come già notato, si è sempre rifiutato di fornire ogni tipo di indicazione sulle prossime mosse della Fed, rispondendo spesso alle domande dei giornalisti con riferimenti al comunicato stampa, di per sé poco informativo, ma senza ulteriori approfondimenti. Dalle risposte di Warsh si può dedurre che nella riunione non sia stato discusso un rialzo dei tassi (Warsh ha fatto riferimento al fatto che una sola proposta è stata discussa e approvata in modo unanime), ma non sono emersi dettagli rilevanti che aiutino a comprendere lo stato del dibattito all’interno del FOMC, soprattutto con riguardo alle dinamiche d’inflazione. In realtà Warsh non solo non ha fornito indicazioni sulle mosse future della Fed, ma non ha nemmeno fornito informazioni riguardo alla situazione attuale della stance della Fed, rendendo così piuttosto complicato decifrare quali possano essere le posizioni all’interno della banca centrale. Warsh ha insistito ripetutamente sull’impegno per la stabilità dei prezzi e sul fatto che la credibilità della banca centrale può essere ottenuta solo attraverso i risultati (“by delivering”), ma a specifica domanda di un giornalista se ciò in questo frangente non implichi alzare i tassi ha glissato elegantemente, ripetendo che non intende fornire nessun tipo di “forward guidance”. Con riferimento alle proiezioni del FOMC Warsh ha segnalato che, a suo avviso, sono caratterizzate da un basso livello di convinzione (“si vede che sono scritte con la matita”, ha detto in modo faceto) e questo commento probabilmente ridimensiona la capacità previsiva dei dots per le prossime scelte della Fed. In generale non è apparso chiaro quale sia la posizione di Warsh riguardo alle scelte sui tassi nel breve periodo, mentre il Presidente della Fed ha confermato la sua confidenza sull’impatto positivo dell’AI sulla produttività e, in generale sulla crescita.
Nell’introduzione alla conferenza stampa Warsh ha anche annunciato che a breve saranno avviate cinque task force su diversi aspetti della conduzione della politica monetaria, che potrebbero avere un impatto significativo sulle modalità di funzionamento della Fed (i risultati sono attesi entro fine anno e saranno coinvolte le “migliori mente” nei rispettivi campi anche fuori dalla Fed). Questo annuncio non è stato una sorpresa, ma l’approccio appare decisamente più ampio rispetto alle attese. La prima task force si occuperà della comunicazione della Fed (con probabilmente proposte per modificare le proiezioni della Fed). La seconda task force si concentrerà sull’attivo della Fed e la sua composizione su rischi e benefici del sistema di “ampie riserve” vigente dalla Grande Crisi Finanziaria. Le rimanenti task force si occuperanno dei dati necessari alla politica monetaria e al loro ammodernamento, dell’impatto dell’AI su produttività e occupazione e, infine, delle determinanti dell’inflazione.