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LUGLIO 2026

Cina: crescita in rallentamento nel secondo trimestre

A cura di: Francesca Pini, Economista Senior Ricerca Macroeconomica

La crescita a/a del PIL della Cina nel secondo trimestre è stata inferiore alle attese, rallentando dal 5.0% del primo trimestre al 4.3% (Bloomberg e Fideuram: 4.5%). In termini sequenziali invece la crescita è stata in linea con le attese mostrando un rallentamento significativo dal 5.3% ann. del primo trimestre al 3.6%. In termini nominali si è invece verificata un’accelerazione significativa, dal 4.9% al 5.9% a/a, il massimo dal terzo trimestre 2022, grazie al miglioramento del deflatore del PIL che è tornato positivo (+1.6% a/a) per la prima volta dall’inizio del 2023.

Tre cerchi con freccia centrale, all'interno di una lente di ingrandimento di vetro, per indicare l'obiettivo di business. Tre cerchi con freccia centrale, all'interno di una lente di ingrandimento di vetro, per indicare l'obiettivo di business.

Nella prima metà dell’anno la crescita media si è pertanto assestata al 4.7% a/a, rimanendo all’interno dell’obiettivo di crescita del Governo fissato tra il 4.5% e il 5.0%. Sebbene il dato risulti leggermente inferiore alle attese, la ripresa mostrata dai dati del mese di giugno, dopo due mesi particolarmente deboli, e la possibilità di interventi di supporto da parte del Governo, inducono a confermare le attese di crescita media per il 2026 al 4.6%. Per la seconda parte dell’anno la crescita è stata rivista al rialzo dal 4.1% ann. al 4.5%. L’attenzione ora si sposta alla riunione del Politburo di fine luglio quando il Governo potrebbe annunciare nuovi interventi di stimolo della crescita. Tuttavia, Fideuram ritiene che si tratterà di interventi limitati, con il dato di oggi che non è tale da giustificare decisioni aggressive.

I dati relativi al mese di giugno hanno mostrato segnali di ripresa, dopo due mesi particolarmente deludenti, pur confermando la debolezza degli investimenti ed in particolare degli investimenti nel settore immobiliare. Questo andamento è in parte dovuto allo shock energetico, ma principalmente causato dall’eccesso di capacità produttiva e dal venire meno delle politiche di stimolo del Governo. Anche in giugno, come nei due mesi precedenti, le esportazioni hanno sorpreso positivamente le attese, confermando che l’attività economica è trainata dalla domanda estera, grazie principalmente al settore tecnologico.

Andiamo ora ad analizzare i dati di giugno in maggior dettaglio:

  • La produzione industriale ha accelerato dal 4.5% di aprile al 5.3% a/a, superando le attese di consenso (Bloomberg) pari al 4.6%, senza permettere però alla produzione media del secondo trimestre di superare la crescita di Q1. In base al dato ufficiale, la produzione ha accelerato anche su base sequenziale rispetto al mese di maggio (+0.76% m/m contro +0.4% di maggio). L’accelerazione è stata trainata principalmente dal settore manifatturiero, dove la crescita è passata dal 4.4% al 6.0% a/a, mentre è proseguito il rallentamento nel settore minerario (dal 2.3% al -2.2%).
  • Ha continuato a deludere anche nel mese di giugno il dato relativo agli investimenti che, dopo la flessione del -10.7% a/a di maggio, ha mostrato un calo del -10.0% in giugno. La variazione sequenziale, pubblicata dall’Ufficio Statistico, è rimasta negativa anche in giugno per il problema dell’eccesso di capacità produttiva, ma in miglioramento (da -1.25% a -0.4% m/m). Il deterioramento è stato concentrato in particolare nel settore delle infrastrutture e nel settore immobiliare dove la flessione è passata dal -24.3% di maggio al -24.2% a/a, mentre il settore manifatturiero, che ha comunque registrato un dato negativo ma in miglioramento, ha beneficiato del buon andamento delle esportazioni. Il settore privato ha mostrato ancora una volta la performance peggiore, sebbene gli investimenti nel settore pubblico abbiano registrato un nuovo dato negativo. Altri indicatori relativi al settore immobiliare hanno continuato a mostrare una flessione: la superficie venduta è diminuita del -12% a/a dopo il -12.3% di maggio, mentre i nuovi cantieri hanno visto un peggioramento così come la superficie completata, suggerendo che la crisi del settore immobiliare è tuttora in corso. Anche in giugno l’unico elemento positivo è stato la ripresa dei prezzi nelle città di grandi dimensioni (Tier-1) su base sequenziale, che continua invece a rimanere negativa nelle Tier-2 e Tier-3 sebbene in miglioramento.
  • Le vendite al dettaglio hanno registrato un rimbalzo del +1.0 a/a % dopo il -0.6% di giugno e contro attese di consenso Bloomberg pari a -0.1%. Si è registrata una ripresa, sebbene il dato resti negativo a/a, delle vendite in alcuni dei settori interessati dai sussidi del Governo, come quello degli elettrodomestici e dei mobili, mentre è proseguito il trend negativo delle vendite di auto, infatti escludendo questa componente il dato delle vendite al dettaglio sarebbe cresciuto del +1.8%. Lo scorso 13 luglio il Consiglio di Stato ha approvato il “15th Five-Year Plan for Expanding Consumption”, si tratta di un piano strategico per il periodo 2026-30 volto ad aumentare il ruolo dei consumi interni a sostegno della crescita e si pone come obiettivo di portare le vendite al dettaglio dei beni di consumo a circa 60.000 miliardi di yuan entro il 2030. Ha inoltre l’obiettivo di sostenere i consumi di alcuni servizi come l’assistenza agli anziani, la cura di bambini, il turismo, la cultura, la salute l’istruzione e la formazione ed incentivare nuove forme di consumo come quello digitale e quello “green”. Tuttavia, il piano per il momento definisce la direzione strategica, mentre molte delle misure concrete e dei relativi sussidi saranno probabilmente specificate nei prossimi mesi.
  • Anche nel mese di giugno le esportazioni in termini nominali hanno sorpreso positivamente le attese (consenso Bloomberg: 19%) con un’accelerazione della crescita dal 19.4% a/a di maggio al 27% e del 6.0% m/m (calcoli Fideuram) dopo il 3.8% di maggio. Anche le importazioni nominali hanno sorpreso positivamente le attese di consenso (Bloomberg: 26.1%), con un’accelerazione dal 27.4% al 36% a/a, massimo da settembre 2021, con un’accelerazione su base sequenziale dallo 0.5% al 6.9% e con una crescita del 10.5% superiore rispetto al primo trimestre. Le importazioni di petrolio greggio in volume sono diminuite ulteriormente del -41.3% a/a dal -29% a/a di maggio. La domanda estera ha fornito un contributo positivo alla crescita del secondo trimestre nonostante l’accelerazione delle importazioni ne abbia diminuito la portata, permettendo di compensare la debolezza della domanda interna. Rimane il rischio legato alle relazioni con gli USA e alla possibile reintroduzione dei dazi da parte dell’Amministrazione Trump.

Per concludere, dopo avere iniziato l’anno con una dinamica favorevole, l’attività economica ha rallentato nel secondo trimestre a causa dell’eccesso di capacità produttiva e per il venir meno delle politiche di incentivo del Governo a favore di alcuni prodotti, oltre che per l’effetto negativo sulle catene di approvvigionamento della guerra in Medio Oriente che ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz. La crescita per l’anno in corso resta confermata al 4.6% alla luce della lieve revisione al rialzo della crescita nella seconda parte dell’anno, quando dovrebbero manifestarsi gli effetti positivi delle politiche adottate dal Governo. La PBoC rimarrà ferma per il momento, ma lo scenario di Fideuram prospetta un taglio del coefficiente di riserva obbligatoria e un taglio “simbolico” dei tassi di interesse verso fine anno.

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