Acqua, oro blu

Guida alla finanza e all’economia sostenibile

L'acqua, chiamata anche "oro blu", è una risorsa vitale che ricopre il 71% della superficie terrestre, indispensabile sia per l'uomo che per l'intero ecosistema, di cui solamente il 3% è dolce, e meno dello 0,5% è effettivamente disponibile per l'uso umano1.

Da tempo, le risorse d’acqua stanno diventando sempre più scarse a causa del cambiamento climatico, della crescita demografica e delle variazioni nei modelli di consumo. Questo stress idrico crea un equilibrio sempre più fragile tra domanda e offerta in questo settore. Le difficoltà di trasporto e accessibilità accentuano ulteriormente questo squilibrio, rendendo la gestione e la distribuzione efficiente dell'acqua una sfida fondamentale, soprattutto nelle regioni aride e nei Paesi in via di sviluppo. Di conseguenza, l'accesso all'acqua pulita e potabile è diventato un tema emergente per gli investimenti, con notevoli opportunità di efficientamento nei settori dell'agricoltura, della produzione alimentare e della tecnologia.

Goccia che cade nell'acqua e crea dei cerchi circolari. Goccia che cade nell'acqua e crea dei cerchi circolari.

L'acqua è stata inoltre inclusa tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, poiché la gestione sostenibile delle risorse idriche e l'accesso a servizi igienici sicuri sono fondamentali per promuovere la crescita economica e la produttività, oltre a fornire un supporto significativo agli investimenti esistenti in salute e istruzione2.

 

Fatti e cifre

Secondo il World Water Development Report delle Nazioni Unite, l'uso globale dell'acqua è aumentato dell'1% annuo negli ultimi 40 anni e potrebbe crescere fino al 55% entro il 2050. Nello specifico, la domanda d'acqua è aumentata da meno di 4.000 km nel 1990 a 4.800 km nel 2020, e si prevede che raggiungerà i 6.800 km entro il 20503. Ciò nonostante, la disponibilità idrica sostenibile è attualmente circa 4.000 km³ e si prevede che diminuirà nei prossimi 20 anni.

Questa discrepanza tra domanda e offerta è nota come "gap idrico" e può essere attribuito ad una serie di fattori:1

  • L’agricoltura, che utilizza circa il 72% delle risorse idriche dolci globali3. Nonostante i miglioramenti in termini di efficienza realizzati nel settore, l'agricoltura è destinata a rimanere il principale consumatore di risorse idriche anche in futuro;
  • L’industria e il settore energetico che insieme rappresentano circa il 19% dei prelievi di acqua dolce a livello mondiale, con il settore energetico che da solo rappresenta il 10%;4
  • Nell’ambito domestico, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, il consumo medio di acqua in Europa è di circa 144 litri al giorno. Dal 1960, i prelievi di acqua dolce per uso personale sono aumentati del 600%5.

 

Il settore dei servizi idrici cresce annualmente del 4-6%, guidato dall'aumento della popolazione, insieme all'urbanizzazione e alla necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici. Nello specifico si prevede che il mercato globale dell'acqua crescerà a un tasso medio del 5% annuo tra il 2022 e il 2030, superando la soglia di 1,1 trilioni di dollari6.

Investire, dunque, nel settore idrico nel 2025 rappresenta una scelta strategica a lungo termine per il benessere del Pianeta, con importanti implicazioni economiche7:

  • Le proiezioni indicano che entro il 2050 oltre il 30% del PIL globale, pari a circa $70 trilioni7, sarà a rischio se non si investirà adeguatamente nel miglioramento del sistema idrico.
  • La domanda di acqua è destinata a raddoppiare entro il 2050, spinta dalla crescita demografica, che potrebbe portare la popolazione mondiale a 9,7 miliardi entro il 2050 e 10,4 miliardi entro il 20807.

 

Soluzioni e opportunità

La riduzione della disponibilità idrica e il conseguente impatto economico coinvolgono tutti i settori, dall'agricoltura ai semiconduttori, influenzando una vasta gamma di prodotti di uso quotidiano, dalle batterie, agli smartphone all’abbigliamento. Questa situazione evidenzia, da un lato, la necessità di integrare la gestione del rischio idrico, e dall’altro, offre significative opportunità di investimento sostenibile. L'acqua, perciò, rappresenta un macrotrend che continuerà ad acquisire importanza nei prossimi anni, con rilevanti implicazioni per gli investimenti privati e pubblici.

La domanda di prodotti e servizi offerti dalle aziende in questo settore è destinata a crescere, sostenuta dalle nuove tecnologie e soluzioni innovative che stanno emergendo grazie a numerose aziende consolidate e start-up sensibili a questa tematica.

Perciò, si ritiene che nel lungo termine l’incremento della domanda darà maggiore slancio alla crescita del settore. Questo andamento avrà degli impatti positivi sul raggiungimento dell'Obiettivo di sviluppo sostenibile 6 dell’Agenda 2030 proposta dall’ONU, per il quale sono stati stimati costi superiori ai $1.000 miliardi all'anno, equivalenti all'1,2% del PIL globale.3 Inoltre, un contributo significativo nel miglioramento dell’infrastruttura idrica giungerà dai fondi del PNRR, che ha stanziato circa €4 miliardi per i prossimi cinque anni.

Insieme agli investimenti pubblici, già ad oggi si può constatare che il ruolo delle società private e le soluzioni di risparmio gestito nel settore idrico sono in aumento. Infatti, anche le aziende quotate stanno affrontando la sfida e un numero crescente di soluzioni di risparmio gestito vedono notevoli opportunità nel settore idrico. Investire in realtà che già oggi si stanno adattando al cambiamento, trasformando il loro modello di business verso soluzioni più sostenibili le renderà protagoniste del domani.

Pertanto, il settore idrico non è solo vitale dal punto di vista sociale, ma rappresenta una tematica d’investimento particolarmente promettente nel medio-lungo periodo, che vedrà elevati tassi di crescita sia delle soluzioni di investimento private che di natura pubblica.

In conclusione, il settore idrico rappresenta una fondamentale opportunità di investimento sostenibile, capace di coniugare interessanti ritorni di portafoglio nel medio-lungo periodo e impatti positivi sul piano sociale e ambientale.

 

 

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